Marco Vitale, Il Sole 24 ore, 09/01/1997, 9 gennaio 1997
Quando con la Costituzione federale americana si iniziò il processo per una moneta unica che sostituì i precedenti ”continental dollars” degli Stati confederati, si diede vita a un processo lungo e tormentato che si concluse realmente e in modo compiuto, solo nel 1934, dopo 147 anni
Quando con la Costituzione federale americana si iniziò il processo per una moneta unica che sostituì i precedenti ”continental dollars” degli Stati confederati, si diede vita a un processo lungo e tormentato che si concluse realmente e in modo compiuto, solo nel 1934, dopo 147 anni. E l’inizio fu rappresentato dall’articolo VI della Costituzione che stabiliva «tutti i debiti e gli impegni esistenti a carico degli Stati confederati prima dell’entrata in vigore della Costituzione saranno validi nei confronti degli Stati Uniti, nell’ambito della nuova Costituzione, come lo erano nell’ambito della precedente Confederazione». Il segretario del Tesoro, Alexander Hamilton, accettò il cambio alla pari, anche se le monete e i titoli assorbiti avevano, sul mercato valori molto inferiori (essendo le finanze pubbliche di molti degli Stati in pessime condizioni). Ma l’autonomia dei singoli Stati, per misure di protezionismo valutario, rimase tanto ampia che il Maryland introdusse all’inizio dell’Ottocento una tassa del 2% sui dollari emessi negli altri Stati immessi in circolazione nel Maryland. Fu la Corte suprema, nel 1819, con il famoso giudice Marshall a statuire che ciò era in contrasto con i principi di un’unione monetaria, così consolidando tale istituzione. Fu in quella occasione che la Corte affermò il principio che «il potere di tassare porta con sé anche il potere di distruggere». La Banca centrale federale, Federal Reserve, fu creata solo nel 1913, ma, come dicevo, il processo fu completato solamente nel 1934.