Giancarlo Galli, Avvenire, 09/01/1997, 9 gennaio 1997
I metalmeccanici vengono pertanto a ritrovarsi in una sorta di schiaccianoci. Reagiscono con la classica arma dello sciopero, ma è lecito chiedersi se servirà
I metalmeccanici vengono pertanto a ritrovarsi in una sorta di schiaccianoci. Reagiscono con la classica arma dello sciopero, ma è lecito chiedersi se servirà. Ammesso che la partecipazione sia totalitaria (cosa da escludere, considerato che l’insieme delle astensioni raramente supera la media del 50 per cento), le aziende dispongono sempre dei polmoni rappresentati dai magazzini e, in ultima istanza dal ricorso agli straordinari per recuperare la produzione persa. O soluzione ancora più facile, importare le merci mancanti dalle consociate estere. Moltissime aziende hanno infatti già trasferito altrove (dall’Asia ai Balcani, dalla Scozia alla Francia), alcune fabbriche. Altre s’apprestano a farlo. La Fiat, già adesso, costruisce in sud America e Polonia il 40 per cento delle proprie auto. Perché lassù o laggiù, il costo del lavoro è più basso, la flessibilità più elevata, il fisco meno esoso.