Gabriele Romagnoli, La Stampa, 08/01/1997, 8 gennaio 1997
Il giorno seguente, subissata da telefonate, la Rai rivide i filmati della centrifuga e annullò quella della lavatrice che aveva candeggiato per Felice
Il giorno seguente, subissata da telefonate, la Rai rivide i filmati della centrifuga e annullò quella della lavatrice che aveva candeggiato per Felice. Caddero, una dopo l’altra, tutte le certezze sulle quali il Paese si era retto. Si seppe che: non esisteva la Befana; la lotteria di Capodanno era un mezzo inghippo; il famoso «notaio» che da anni veniva annunciato nei programmi tv come severo tutore delle regole e pagato per osservarne il rispetto per la durata di minuti dieci si distraeva pensando ai fatti suoi. Si diffusero accostamenti eversivi. Si cominciò a dire che se non era affidabile la lavatrice, non lo era neppure la televisione. Se non vigilava sulle regole il notaio dei programmi tv, altrettanto inaffidabile era il «notaio» della Repubblica che vigilava su quelle della Costituzione. Il dibattito teoretico sulla fortuna (iniziatosi a un Tg3 tra il giornalista Mannoni e il presidente del Codacons) portò perfino ad affermare che, come su Perpoco anche sull’Italia lo stellone poteva apparire e poi oscurarsi. Il Paese fu sull’orlo del baratro.