Francesco Merlo, Corriere della Sera, 05/01/1997, 5 gennaio 1997
Per anni l’Azione Cattolica gli rimase dentro, poi la spietata Provvidenza gli armò la penna e Mario Agnes si scatenò contro Alberto Monticone, lo storico cattolico che lo aveva sostituito alla presidenza, e fu l’unica volta che la polemica dell’’Osservatore romano” divenne personale ed eccessiva, c’è infatti negli occhi di Mario Agnes una scintilla di crudeltà che rivela, insieme con le famose dislalie che trasformano le ”t” in ”d”, la sua diciamo così «grandezza irpina»
Per anni l’Azione Cattolica gli rimase dentro, poi la spietata Provvidenza gli armò la penna e Mario Agnes si scatenò contro Alberto Monticone, lo storico cattolico che lo aveva sostituito alla presidenza, e fu l’unica volta che la polemica dell’’Osservatore romano” divenne personale ed eccessiva, c’è infatti negli occhi di Mario Agnes una scintilla di crudeltà che rivela, insieme con le famose dislalie che trasformano le ”t” in ”d”, la sua diciamo così «grandezza irpina». Monticone fu persino accusato di «neoprotestantesimo” e il cardinale Ballestrero che presiedeva la Cei, protestò con il Papa. Così Agnes fu chiamato anzi ”richiamato”, e da allora non ha più, almeno così platealmente, abbandonato «il pensiero pensato», con la dose di sofferta libertà che abbiamo detto, nessuno sa dove comincia e dove finisce. Quando invece firma gli editoriali Mario Agnes usa lo stile dell’omelia, «la gioia che allieta i cuori», tutto in lui diviene adorazione, vi si affonda, «la letizia» è un sugo, il lettore si ritrova in mezzo alle bolle di gas divino e a grovigli di spiritualità. Dice Baget Bozzo: «E se cominciasse al contrario a non firmare gli editoriali e a firmare le note sulla politica interna?».