Francesco Merlo, Corriere della Sera, 05/01/1997, 5 gennaio 1997
Nipote di un prete, monsignor Mariano Vigorita, devoto alla memoria dell’allora vescovo di Avellino Gioacchino Pedicini («mi spiegò il Concilio»), Mario Agnes è un uomo di chiesa e di gerarchia: mangia brodini, si alza alle cinque e mezzo, va a letto alle nove, mai un cinema, mai un teatro, apparentemente è senza vizi se si esclude «la morale»
Nipote di un prete, monsignor Mariano Vigorita, devoto alla memoria dell’allora vescovo di Avellino Gioacchino Pedicini («mi spiegò il Concilio»), Mario Agnes è un uomo di chiesa e di gerarchia: mangia brodini, si alza alle cinque e mezzo, va a letto alle nove, mai un cinema, mai un teatro, apparentemente è senza vizi se si esclude «la morale». Fece una brevissima esperienza da consigliere comunale a Roma come indipendente Dc, ma solo perché glielo chiesero in Vaticano: ne acquisì una facilità all’indignazione e un disprezzo per la politica italiana dalle quali non è più guarito. Dev’essere per questo che nelle note ”corsare” che picchiano gli amici e i nemici, sia la destra e sia la sinistra, in quest’’Osservatore romano” dell’ambiguo Agnes più che la ”par condicio” risuona forse la stanchezza e la grandezza di un rabbioso smarrimento collettivo.