Stefano Rodot, La Repubblica, 09/01/1997, 9 gennaio 1997
Mi preoccupa una inflazione referendaria che rende sempre più difficile per i cittadini l’informazione necessaria per una ragionata risposta a ciascun referendum, per quella discussione corale che fece maturare la coscienza civile ai tempi del voto sul divorzio e sull’aborto
Mi preoccupa una inflazione referendaria che rende sempre più difficile per i cittadini l’informazione necessaria per una ragionata risposta a ciascun referendum, per quella discussione corale che fece maturare la coscienza civile ai tempi del voto sul divorzio e sull’aborto. E non basta replicare ricordando l’intensità di certe stagioni referendarie in Svizzera o negli stati americani: lì a parte ogni altra considerazione, ci si comincia a interrogare proprio sul ruolo dei referendum nella società dell’informazione, con il rischio che cresca una democrazia delle emozioni e non della riflessione. Inoltre, il ricorso esasperato ai referendum mi ricorda una tattica radicale del passato, l’ostruzionismo parlamentare spinto all’estremo, che porté ad una riduzione dei poteri dei parlamentari. Non vorrei che 1’inflazione referendaria offrisse oggi 1’occasione per una riduzione secca del potere dei cittadini, mentre serve una più meditata riflessione sul referendum nel suo complesso, proprio per salvaguardarne l’essenziale funzione democratica. Intanto, non resta che servirsi del diritto che abbiamo. E augurarsi che venga ben applicato.