Stefano Rodot, La Repubblica, 09/01/1997, 9 gennaio 1997
vero, tuttavia, che le decisioni in materia referendaria sono quelle in cui la Corte si è mostrata più sensibile alle esigenze della politica
vero, tuttavia, che le decisioni in materia referendaria sono quelle in cui la Corte si è mostrata più sensibile alle esigenze della politica. Ma da questa constatazione non si può trarre la conclusione che sia un organo conservatore, la «cupola mafiosa del sistema partitocratico». Al contrario, la Corte ha avuto un ruolo essenziale nel modificare equilibri congelati, smantellando il testo unico di pubblica sicurezza, anticipando il Parlamento in materie come l’aborto e la privacy, aprendo ai privati il sistema radiotelevisivo. E allora, invece di occuparsi della Corte solo quando arriva la stagione dei referendum sarebbe il caso di seguirne tutto il lavoro, per esercitare un controllo continuo e diffuso. Invece di almanaccare sulla vicinanza dei giudici costituzionali a questo o quel partito, bisogna chiedere la pubblicità dei loro voti e delle loro opinioni, dando trasparenza all’attività della Corte. Solo così possono crearsi le condizioni per sottrarre i giudici ai tentativi di condizionamento che, ovviamente, si fanno più intensi nei momenti politicamente caldi.