Vincenzo Zeno-Zencovich, Il Sole 24 ore, 08/01/1997, 8 gennaio 1997
I giornalisti qualche ragione per dolersi ce l’hanno: perché deve essere abrogato il loro Ordine e non quello degli avvocati, degli architetti o degli psicologi? Ma qui un esame di coscienza non guasterebbe
I giornalisti qualche ragione per dolersi ce l’hanno: perché deve essere abrogato il loro Ordine e non quello degli avvocati, degli architetti o degli psicologi? Ma qui un esame di coscienza non guasterebbe. Giacché occorrerebbe, anziché rinviare a messianici «sostanziali aggiornamenti», chiedersi in che modo l’esistenza dell’Ordine dei giornalisti abbia contribuito, in questi 33 anni, a migliorare la professionalità: a giudicare da come vengono abitualmente presentate sulla maggioranza della stampa italiana le vicende politiche e giudiziarie, i risultati non sono certo incoraggianti. Se poi andiamo ad analizzare, come è stato puntualmente fatto, la giurisprudenza disciplinare degli Ordini regionali e di quello nazionale, il dubbio sulla utilità di questo potere di controllo sugli iscritti è più che giustificato. Forse è il caso di chiedersi se, dopo questa ennesima dimostrazione del fallimento della pianificazione statale, non sia preferibile affidare al mercato e alla auto-organizzazione degli interessati il futuro della propria professione.