Luigi Grassia, La Stampa 03/01/1997; Danilo Taino, Corriere della Sera 08/01/1997; Mauro Martini, LíEspresso n. 2, 1997;, 3 gennaio 1997
Seul: alle sei del mattino del 26 dicembre quattro autobus presi in affitto portano in Parlamento i 155 rappresentanti del partito di governo (’Nuova Corea”)
Seul: alle sei del mattino del 26 dicembre quattro autobus presi in affitto portano in Parlamento i 155 rappresentanti del partito di governo (’Nuova Corea”). L’opposizione non c’è. In sei minuti vengono approvate undici leggi: la più esplosiva, quella sul lavoro, cancella i divieti di licenziamento, rinvia al 2002 la liberalizzazione dei sindacati, prevista a partire dall’anno prossimo (in Corea ci sono molti sindacati, ma una sola organizzazione è legale, la Fktu), autorizza l’uso di manodopera temporanea, concede agli imprenditori di assumere crumiri durante gli scioperi, prevede la possibilità di intervento del governo nelle vertenze. L’ appuntamento all’alba serviva al partito di governo ad evitare i picchetti dei colleghi dell’opposizione che, da giorni, hanno abbandonato l’assemblea bloccandone anche l’ingresso. La rottura e il conseguente Aventino si sono determinati soprattutto per il programma di liberalizzazione del mercato del lavoro promosso dal governo di Kim Young-Sam. In Corea, come in Italia, la legislazione del lavoro ammetteva il licenziamento solo per giusta causa e la giurisprudenza in materia è sempre stata severa. Le nuove norme sottraggono al giudice il controllo esclusivo dei contenziosi. Secondo il capo del Governo le misure erano necessarie per rispondere ai principi di flessibilità richiesti dall’ Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che un mese fa ha ammesso al suo interno la Corea del Sud. Secondo i sindacati quelle misure sono un modo per introdurre una forma velata di schiavitù.