Il Sole 24 Ore, 10/01/1997; Avvenire, 09/01/1997, Mauro Martini, LíEspresso, 16/01/1997; la Repubblica 11/01/1997; Renato Ferraro, Corriere della Sera 11/01/1997;, 10 gennaio 1997
Dopo l’approvazione della legge sul lavoro, due organizzazioni sindacali forti di un milione e 700 mila iscritti complessivi (su una forza lavoro di dieci milioni) - la Confederazione coreana dei sindacati (Kctu) e la Federazione dei sindacati coreani (Fktu) - proclamano lo sciopero ad oltranza
Dopo l’approvazione della legge sul lavoro, due organizzazioni sindacali forti di un milione e 700 mila iscritti complessivi (su una forza lavoro di dieci milioni) - la Confederazione coreana dei sindacati (Kctu) e la Federazione dei sindacati coreani (Fktu) - proclamano lo sciopero ad oltranza. la prima volta che in Corea del Sud c’è uno sciopero ”illegale” di tali proporzioni. Fra Natale e Capodanno scendono in piazza circa quattrocentomila lavoratori, di cui centomila occupati nell’auto (lo Hyunday è il gruppo più grosso e più colpito dagli scioperi) e nei cantieri navali (lo Hyunday Heavy Industries è il cantiere più grande del mondo). Si fermano anche i ferrotranvieri delle metropolitane di Seul e di Peusan (ma solo due giorni a fine anno), gli ospedali e la radio-televisione. Il segretario della Confederazione degli imprenditori dice che gli scioperi fra il 26 dicembre e il 3 gennaio sono costati alle aziende 403 milioni di dollari in mancata produzione. La polizia carica i manifestanti con i lacrimogeni, il procuratore generale dello Stato convoca un centinaio di leader sindacali per interrogarli sugli scioperi. Loro si rifiutano di andare, partono venti mandati di arresto (sette già eseguiti). Venerdì a Ulsan, cittadina del Sud-Est, sede della Hyundai, un operaio si dà fuoco durante gli scontri con la polizia. Per reazione la casa automobilistica proclama la serrata a tempo indeterminato. Intervengono - a vuoto - per ristabilire il dialogo fra le parti la Chiesa cattolica e i sindacati degli altri Stati (anche Cgil, Cisl e Uil).