Il Sole 24 Ore, 10/01/1997; Avvenire, 09/01/1997, Mauro Martini, LíEspresso, 16/01/1997; la Repubblica 11/01/1997; Renato Ferraro, Corriere della Sera 11/01/1997;, 10 gennaio 1997
Unico segno di distensione: la visita del presidente del partito di governo, Lee Hong Koo, alla sede della federazione dei sindacati coreani, l’organizzazione più moderata e l’unica riconosciuta
Unico segno di distensione: la visita del presidente del partito di governo, Lee Hong Koo, alla sede della federazione dei sindacati coreani, l’organizzazione più moderata e l’unica riconosciuta. Media giornaliera di manifestanti: secondo il sindacato duecentomila al giorno con blocco di 150 fabbriche; secondo il primo ministro Lee Hong Koo 65 mila, concentrati in una sessantina di imprese.Il quartier generale dei manifestanti è una tenda nel giardino intorno alla cattedrale Myongdong, in pieno centro di Seul. Lì si sono rifugiati anche i leader sindacali decisi a non farsi arrestare. Il momento clou della giornata è l’arrivo dei dispacci ministeriali sulle cifre degli scioperi. I leader escono dalla tenda e li leggono alla piazza. Fra le iniziative prese dai sindacati per ampliare il consenso la ”Giornata della solidarietà con il popolo”: meccanici, medici e infermieri offrono prestazioni gratuite, gli operai spazzano le strade per ripulire la città. L’ultimatum dei sindacati al governo: entro il 13 gennaio revoca della legge sul lavoro oppure sciopero generale nei due giorni successivi. Secondo i sondaggi l’87% dei coreani chiede modifiche alla legge, il 65% critica il metodo con cui è stata imposta, il 54,5% approva gli scioperi.