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 1997  gennaio 12 Domenica calendario

Telefonate, qualche fax, lettere di protesta contro il recente uso, in un comunicato del governo Prodi, del verbo ”rottamare”

Telefonate, qualche fax, lettere di protesta contro il recente uso, in un comunicato del governo Prodi, del verbo ”rottamare”. Evidentemente si tratta di lettori che dispongono di vocabolari non aggiornati e che non intendono cedere all’idea di un impiego lecito di questo verbo, considerandolo uno dei tanti, brutti neologismi che tormentano come spine pressoché quotidiane la nostra lingua. Che ”rottamare”, verbo transitivo della prima coniugazione, sia brutto, mi pare incontestabile. Basta provare a dirne l’indicativo presente per esserne convinti: io rottamo, tu rottami, egli rottama, noi rottamiamo, voi rottamate, essi rottamano. Ma inedito non è. Nel senso di «trasformare in rottame, demolire, distruggere», esso si trova registrato per la prima volta nel Dizionario del nuovo italiano di Claudio Quarantotto (ed. Newton Compton), che ne fissa la nascita in un cinegiornale SEDI (Società editrice documentari italiani) del 1966. L’indicazione è ripresa e accettata nel XVII volume del Grande Dizionario Battaglia (ed. Utet) che allarga il senso in «raccogliere e smontare veicoli fuori uso, per ricuperare le parti metalliche da riutilizzare in fonderia. Anche inviare o destinare alla demolizione».