Giulio Nascimbeni, Corriere della Sera, 12/01/1997, 12 gennaio 1997
Intorno al verbo ”rottamare” dominatore della scena, le cronache, le spiegazioni e i commenti del provvedimento governativo sulle vecchie auto, hanno rimesso in circolazione alcuni sostantivi ad esso collegati: rottamazione (vocabolo nato all’inizio del 1967, poco dopo l’alluvione di Firenze), rottamaio, rottamaggio e il rarissimo rottamista, sinonimo di rottamaio
Intorno al verbo ”rottamare” dominatore della scena, le cronache, le spiegazioni e i commenti del provvedimento governativo sulle vecchie auto, hanno rimesso in circolazione alcuni sostantivi ad esso collegati: rottamazione (vocabolo nato all’inizio del 1967, poco dopo l’alluvione di Firenze), rottamaio, rottamaggio e il rarissimo rottamista, sinonimo di rottamaio. Ripeto: niente di nuovo, niente di sorprendente. Ma certe parole, non appena arrivano al clamore dei titoli dei giornali e dei notiziari radiotelevisivi, rivelano una strana mancanza di dignità lessicale e suscitano reazioni di rigetto. Uno, insomma, non dice volentieri, senza provare un certo disagio, frasi come: «Rottamerò la mia auto» oppure: «Rottamerei, ma non posso». A questo proposito ho notato la totale assenza di fraseologia letteraria intorno a ”rottamare” e ai suoi derivati. Nel Battaglia, che ne è solitamente ricchissimo, ci sono soltanto frasi tolte da cronache e da rubriche di linguistica. E pensare che, prima di decidersi per il glorioso Ossi di seppia, Eugenio Montale si era orientato verso un altro titolo, Rottami, poi abbandonato perché troppo aggressivo. Meno male. Sarebbe stato veramente tristissimo veder citato Montale come poeta e profeta della rottamazione.