Giorgio Bocca, La Repubblica, 18/01/1997, 18 gennaio 1997
Ci si chiede perché la Comunità insiste a tenere in vita una agricoltura in perdita. Le ragioni sono sostanzialmente due
Ci si chiede perché la Comunità insiste a tenere in vita una agricoltura in perdita. Le ragioni sono sostanzialmente due. Una per così dire strategica, perchè negli anni di fondazione della comunità la memoria della guerra mondiale era vicina e in quella guerra si sopravviveva se alle spalle degli eserciti armati c’erano gli eserciti contadini. E anche oggi le crisi mondiali dei commerci e dei trasporti suggeriscono prudenza. La seconda è che l’abbandono dell’agricoltura ha provocato spaventosi disastri idrogeologici, la terra abbandonata dagli agricoltori senza manutenzione dei boschi, senza ripari alle acque, senza difesa dalle frane va al disastro. Persino delle cicale come gli amministratori italiani si sono resi conto che senza un minimo di manutenzione l’intero sistema alpino e appenninico sarebbe scivolato nel caos.