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 1997  gennaio 18 Sabato calendario

Ricordo come una invettiva biblica il monologo di Giorgio Angelini, coltivatore di mais, a La Creda in quel di Ostiglia

Ricordo come una invettiva biblica il monologo di Giorgio Angelini, coltivatore di mais, a La Creda in quel di Ostiglia. Un gigante di due metri in piedi di fronte a duecento ettari livellati della sua proprietà, mais fino all’orizzonte: «Dio scanato tu lo sai che vita facciamo. Semini e guardi il cielo perché, ostia, se non piove il caldo te lo brucia; ma se piove troppo il seme va giù sotto la crosta, resta prigioniero, soffoca, devi cercar subito altro seme e sul mercato non c’è, ostia perdi due settimane di caldo». Il caldo con la siccità, la troppa acqua delle piogge continue, la grandine, le epidemie, i capricci del mercato hanno spopolato le campagne, migliaia di stalle sono state chiuse, hanno resistito solo le fabbriche del latte, le incontri nella pianura del Po fra Mantova Cremona Piacenza, fra le cascine abbandonate. Silos giganteschi, le macchine trinciamais che sembrano navi rostrate, pareti di balle di fieno da dieci quintali, rumori a risucchio di autocisterne al carico, ruotar di lampade rosse fra folate di nebbia e di neve fina, sirene se un computer ha scoperto che qualcosa non funziona alla mungitura, il muggito della 101 A, numero aziendale della mucca nei guai o il vitello 60 barra B che si è spaccato un’unghia.