Giancarlo Perna, Il Giornale, 13/01/1997, 13 gennaio 1997
Ora che a sessantatré anni suonati toccava a lui andare in pensione, Franco Marini si è invece abbarbicato alla poltrona di segretario del Ppi, contraddicendo la battaglia che aveva condotto da sindacalista in favore del giusto riposo degli anziani
Ora che a sessantatré anni suonati toccava a lui andare in pensione, Franco Marini si è invece abbarbicato alla poltrona di segretario del Ppi, contraddicendo la battaglia che aveva condotto da sindacalista in favore del giusto riposo degli anziani. Perfetto esempio di chi predica bene e razzola male. Niente obbligava Marini a un supplemento di attività, dopo averne svolte varie senza infamie e senza lode. Non la forza delle sue idee politiche, che sono tra le più comuni riscontrabili in un democristiano. Né la grandezza della sua personalità che non c’è. Solo la carestia dei tempi spiega l’ascesa di Marini in un partito che ha raschiato il fondo del barile. Questa premessa malinconica, ma ispirata, è tutto quello che c’è da dire del brav’uomo qualunque che ha preso le redini dell’ex Dc. Resta in chi scrive la nostalgia dei filibustieri che questo partito ha prodotto in passato e di cui era un piacere occuparsi.