Vittorio Zucconi, La Stampa, 22/08/1995, 22 agosto 1995
Un quarto d’ora più tardi, i quattro predatori di uomini perduti erano in galera, accusati di sequestro di persona, contrabbando d’armi e introduzione illegale di immigrante
Un quarto d’ora più tardi, i quattro predatori di uomini perduti erano in galera, accusati di sequestro di persona, contrabbando d’armi e introduzione illegale di immigrante. L’assassino era libero. Questa volta è andata male ai ”cacciatori di teste”. E se dobbiamo dare retta alle statistiche del ministero della Giustizia americano e dell’Fbi va a finire più spesso male che bene ai discepoli di Clint Eastwood, ai disperati che rischiano la vita, la libertà per il proverbiale ”pugno di dollari” promesso a chi cattura il ricercato ”vivo o morto”. Ma esattamente come nelle lotterie o nei casinò, non sono le modeste ”chances” di successo a dissuadere i ”bounty hunters”. Anzi. In diretta dal lontano West, per direttissima dai paesetti polverosi di frontiera dove la legge era un manifesto ”Wanted: dead or alive” inchiodato alla parete del saloon, il mestiere del cacciatore di taglie è sopravvissuto al tempo, ai computers, ai laboratori della polizia scientifica. Vive, e prospera, nell’America di fine millennio.