Mario Deaglio, La Stampa, 25/01/1997, 25 gennaio 1997
Spesso i segnali sono della più assoluta confusione. Per prendere solo l’esempio della magistratura - al di là dell’assurdità della sentenza Sofri, mentre i presunti responsabili dell’assassinio del piccolo Nicholas Greene sono stati disinvoltamente liberati - negli ultimi mesi svariati tribunali, di diverso livello, hanno affermato che è lecito bestemmiare, regalare droga agli amici, copiare agli esami, lanciare insulti nei luoghi di lavoro, non timbrare il cartellino
Spesso i segnali sono della più assoluta confusione. Per prendere solo l’esempio della magistratura - al di là dell’assurdità della sentenza Sofri, mentre i presunti responsabili dell’assassinio del piccolo Nicholas Greene sono stati disinvoltamente liberati - negli ultimi mesi svariati tribunali, di diverso livello, hanno affermato che è lecito bestemmiare, regalare droga agli amici, copiare agli esami, lanciare insulti nei luoghi di lavoro, non timbrare il cartellino. Può darsi che le sentenze fossero giustificabili nei singoli casi, ma, grazie anche alla grossolanità dei mezzi d’informazione, l’impressione che i giovani ne ricavano è quella di un Paese in cui tutto è permesso. Del resto, appena il 3 per cento dei reati viene punito e il sistema giudiziario non riesce a garantire il pagamento dei debiti e le altre forme di giustizia amministrativa. Che male ci può mai essere, in una società del genere, a tirare le pietre? Va aggiunto che la struttura salariale che ci siamo costruiti rende difficile assumere i giovani, mentre considera sacre le pensioni. E chi, avendo un lavoro, vuole uscire dalla famiglia d’origine va incontro a costi e difficoltà non piccole. Ancora maggiori sono le difficoltà delle famiglie giovani che vogliono mettere al mondo dei figli. Meglio allora vivere in maniera effimera, scommettendo oziosamente se il sasso colpirà l’auto che passa veloce sotto il cavalcavia.