Giovanna Favro, La Stampa, 23/01/1997, 23 gennaio 1997
«Dai, Sergio, parliamo un po’. Sediamoci». L’avvocato Bianchi precisa subito: «Dell’inchiesta, no
«Dai, Sergio, parliamo un po’. Sediamoci». L’avvocato Bianchi precisa subito: «Dell’inchiesta, no. Non può. Ma sia chiaro: non mi risulta che ci siano nuovi elementi d’accusa a suo carico. Tra i ragazzi fermati, nessuno, che io sappia, ha chiamato in causa lui. Se le cose continueranno in questo modo, potrà rapidamente chiarire la sua posizione, dimostrando la sua estraneità alla tragedia dei sassi». No, avvocato, stia tranquillo. Parliamo delle «teste vuote» di cui diceva il procuratore Cuva: «Ragazzi di una povertà di valori assoluta». Tu, Sergio, che cos’hai nella testa? Che cosa vuol dire che uno ha la testa vuota? «Che è scemo. Io non sono mica scemo». E tu, invece, hai la testa piena di idee? «Sì». E quali? Che cosa sogni, tu? Come ti vedi, tra dieci anni? «Mah. Sogni mica ne ho. Mi vedo sposato. Magari anche con l’Annalisa, anche se lei dice che vuole convivere. Figli sì, ma uno solo. Mica come noi, che siamo troppi. Al massimo due, almeno giocano insieme. Costano troppo».