Giovanna Favro, La Stampa, 23/01/1997, 23 gennaio 1997
lui. Sergio Furlan, a fianco dell’avvocato Massimo Bianchi. Sergio, con i brufoli e gli occhiali, e con la sciarpa ”Burberry’s” beige a scacchi che in questi giorni ha sempre addosso, per coprirsi la faccia e nascondersi
lui. Sergio Furlan, a fianco dell’avvocato Massimo Bianchi. Sergio, con i brufoli e gli occhiali, e con la sciarpa ”Burberry’s” beige a scacchi che in questi giorni ha sempre addosso, per coprirsi la faccia e nascondersi. Gli stivali marrone con la punta quadrata, il giubbotto nero un po’ ”grunge”, il bracciale d’argento al polso. Da quando i suoi quattro fratelli sono in carcere, a casa, con mamma Giulietta e papà Arnaldo c’è rimasto solo lui. Il padre passeggia nervosamente su e giù tutto il giorno, in casa. Una casa povera con le lampadine da 25 watt che fanno poca luce, e le stanze strette strette: tanto che se devi aprire un cassetto ti tocca spostare il letto, e poi rimetterlo al suo posto quando l’hai richiuso, perché spazio non ce n’è. Così misera che ci si scalda con la stufa a legna e carbonella. Ai Furlan, più di una volta, hanno dato una mano i servizi sociali. Però ci sono due televisori. Accesi tutti e due, tutto il giorno. E Sergio ha il telefonino, e i soldi per andare al bar o in discoteca non gli sono mai mancati.