Massimo Fini, Il Giorno, 30/12/1996, 30 dicembre 1996
Lo scandalo delle ”finanziarie” albanesi, che avrebbero dovuto moltiplicare il denaro e, con esso, la ricchezza, è, insieme, il segno di un’illusione collettiva e di una disperazione
Lo scandalo delle ”finanziarie” albanesi, che avrebbero dovuto moltiplicare il denaro e, con esso, la ricchezza, è, insieme, il segno di un’illusione collettiva e di una disperazione. Il denaro infatti non è ricchezza, non è nemmeno, come sostengono gli economisti, un segnale della ricchezza, non è nulla, se non uno strumento, che però da molto tempo si è trasformato in fine. Non c’è da deridere gli albanesi se si sono illusi che il denaro sia ricchezza perché la storia d’Europa, a partire dalle dottrine mercantiliste è piena di Stati che, per cercar di risolvere i loro problemi, si sono messi a fabbricare denaro, perché nel Cinquecento i conquistadores andarono a rapinare tutto l’oro e l’argento possibile agli indios del Perù e del Messico credendo di essersi impadroniti di chissà quale ricchezza e non fecero che provocare una spaventosa inflazione (la cosiddetta ”rivoluzione dei prezzi”), perché ancor ieri Lord Keynes, con la teoria monetaria, credeva alle virtù taumaturgiche del denaro.