Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  gennaio 17 Venerdì calendario

In quelle partite, a Cacho gli davamo un solo compito: doveva imitare la voce dei difensori avversari

In quelle partite, a Cacho gli davamo un solo compito: doveva imitare la voce dei difensori avversari. Un attimo prima di cominciare il match andava da loro cercando di farli parlare, di divertirli con le sue radiocronache e poi li fregava, soprattutto il portiere. In quella partita parlò solo due volte, e molto poco, ma lo fece in momenti cruciali. Nel primo tempo, mentre loro erano in vantaggio per uno a zero, sbagliarono un vergognoso rigore che mio padre gli aveva regalato, e poco prima del fischio finale, quando noi eravamo in loro balìa, Bebo Fernàndez liberò la nostra area con un calcio da mulo. Il Bebo allora doveva avere undici anni , ma con una pedata poteva far scoppiare un pneumatico. La respinta fu tanto forte che saltò molti giocatori e nel momento in cui il loro cinque si accingeva a ribattere sentì un «Lasciala!» così convincente, così da portiere in uscita, che abbassò la testa. Tranquillizzato, il tipo mi guardò mentre arrivavo, quasi a dire «ciao, come va?», e si disinteressò del problema.