Beppe Severgnini, Corriere della Sera, 28/01/1997, 28 gennaio 1997
La sua utilità è indiscutibile. La pronuncia – soprattutto quando si tratta di parole inglesi – è una trappola continua: regole assolute non ce ne sono (perché ”book”, libro, si dice buk e ”blood”, sangue, si dice blad?); l’ortografia – il modo in cui sono scritte le parole – è solo una testimonianza di come, una volta, queste parole venivano pronunciate
La sua utilità è indiscutibile. La pronuncia – soprattutto quando si tratta di parole inglesi – è una trappola continua: regole assolute non ce ne sono (perché ”book”, libro, si dice buk e ”blood”, sangue, si dice blad?); l’ortografia – il modo in cui sono scritte le parole – è solo una testimonianza di come, una volta, queste parole venivano pronunciate. Ma all’annunciatore tutto ciò non interessa: lui (o lei) ha bisogno di sapere se ”privacy” si legge prài-vasi o prìvasi (risposta: pràivasi in America; prìvasi a Londra; lo stesso vale per ”dinasty”). Il giornalista televisivo, giustamente, vuole sapere se Lady Di – quella che ha problemi di ”privacy” e di ”dinasty” ”si pronuncia Ledi Di o Ledi Dai. E l’azienda radiotelevisiva avrebbe tutto l’interesse a uniformare queste pronunce: la privaci delle otto non deve diventare la praivasi di mezzanotte.