Beppe Severgnini, Corriere della Sera, 28/01/1997, 28 gennaio 1997
Di passaggio a Londra, tempo fa, ho voluto conoscere i componenti della Pronunciation Unit. Non sono ghostbusters linguistici, pronti a balzare nei corridoi armati di vocabolari e registratori
Di passaggio a Londra, tempo fa, ho voluto conoscere i componenti della Pronunciation Unit. Non sono ghostbusters linguistici, pronti a balzare nei corridoi armati di vocabolari e registratori. Sono invece quattro ragazzi, e stanno in un piccolo ufficio a Broadcasting House, circondati da dizionari, fax, telefoni e computer. Hanno anche pubblicato un libretto distribuito in tutta l’azienda (BBC Pronunciation, Policy and Practice), dove dirimono le questioni principali (pag. 4: «I viaggi organizzati rendono irrealistica qualsiasi pronuncia diversa da Ma-yorca; la fine del dominio britannico ci spinge a favorire la pronuncia locale Kenia sul tradizionale Kinia». Eccetera). Costo dell’intera operazione: irrisorio. Al punto che la Pronunciation Unit è sopravvissuta ad anni di selvaggi tagli di bilancio.