Adriano Celentano, Corriere della Sera, 26/01/1997 (pag.13), 26 gennaio 1997
Non ho mai conosciuto Sofri, ma quelle poche volte che mi è capitato di vederlo in televisione, ultimamente anche da Santoro, mi sorprendevo di come venivo attratto dal suo parlare, per il quale mi viene estremamente difficile non pensare a un parlare di verità
Non ho mai conosciuto Sofri, ma quelle poche volte che mi è capitato di vederlo in televisione, ultimamente anche da Santoro, mi sorprendevo di come venivo attratto dal suo parlare, per il quale mi viene estremamente difficile non pensare a un parlare di verità. Ogni volta lo osservavo attentamente e mai, in ciò che ha detto, ho potuto scorgere un qualche cosa che potesse dividere le sue parole dalle movenze del suo viso. Quando non sei veritiero prima o poi lo sguardo ti tradisce. E devo dire che poche volte nella vita mi è capitato di percepire, quella che io credo di aver visto in Sofri, una verità che realizza in pieno una simbiosi tra le parole e lo sguardo. Certo lui è colto e intelligente e sa parlare, tanto che la sua voce, nonostante l’assoluta mancanza di timbro e spesso frantumata, acquista un fascino accattivante.