Adriano Celentano, Corriere della Sera, 28/01/1997 (pag. 35), 28 gennaio 1997
Caro ”Corriere della Sera” vedo che i tuoi giornalisti sono vendicativi... Scrivendo al computer, si sa, una ”zeta” in più può sempre scappare
Caro ”Corriere della Sera” vedo che i tuoi giornalisti sono vendicativi... Scrivendo al computer, si sa, una ”zeta” in più può sempre scappare. D’altra parte mi rendo conto che se toglievate quella zeta di troppo dalla parola ”spazzi”, non avreste potuto scrivere la scherzosa frase in fondo: «Questa volta non abbiamo toccato una riga. E si vede...» che mi ha fatto molto ridere. Devo dire che siete vendicativi ma simpatici. Una schermaglia questa che, se mi è permesso darvi un consiglio per gli acquisti, sarebbe stata perfetta se aveste riportato la mia lettera non sulla trentatreesima pagina dove il lettore a quel punto è già stanco, ma sull’undicesima relativa al caso Sofri. Mentre così lo scherzo, oltre che a me, l’avete fatto anche ai magnifici tre. Io non so voi cosa ne pensate, ma credo che non si possa rimanere in silenzio di fronte a un caso di giustizia così assurdo. Direi che questa sentenza di condanna non ha nulla da invidiare a quella delle Maldive inflitta ai due italiani, i quali han preso l’ergastolo per quattro grammi di marijuana. E allora quando si tratta di difendere una causa giusta, se anche voi la ritenete giusta, la protesta va urlata nelle prime pagine. Insomma non oltre l’undicesima, altrimenti si diventa sordi... Trovandoci di fronte a un caso che non ha precedenti nella storia, penso che dovreste riflettere sulla mia insistenza di re... E prendermi in considerazione. Adriano Celentano