Michele Anselmi, L’Unit, 28/01/1997, 28 gennaio 1997
Celentano ha un’ idea tutta personale della punteggiatura. Solo che non è Joyce. E nemmeno il sublime Totò che ”abbonda” in punti, punti e virgola e due punti dettando la famosa lettera di Totò, Peppino e la
Celentano ha un’ idea tutta personale della punteggiatura. Solo che non è Joyce. E nemmeno il sublime Totò che ”abbonda” in punti, punti e virgola e due punti dettando la famosa lettera di Totò, Peppino e la... malafemmina. Spedendo al ”Corriere della Sera” il suo ”intervento” sul caso Sofri, pubblicato domenica, il molleggiato non poteva immaginare che un redattore avrebbe non solo tagliato un paragrafo del peraltro condivisibile scritto, ma anche sistemato la fantasiosa punteggiatura. Risultato: una risentita lettera, pubblicata ieri nella pagina delle ”Opinioni”, nella quale Celentano si lamenta del trattamento ricevuto, avanzando una bizzarra teoria giornalistica. State a sentire: «Se io scrivo un articolo e voi me lo accettate, sono del parere che sarebbe scorretto da parte vostra spostarmi anche una sola virgola, poiché quella virgola, pur se posizionata in modo non corretto, assolve un compito importante, ossia quello di essere identificato (presso coloro che mi leggono) tramite l’eventuale errore». E giù considerazioni varie, più l’ultima parte del pezzo di domenica pubblicata senza tagli, con la punteggiatura originale e svariati errori di battitura.