Michele Anselmi, L’Unit, 28/01/1997, 28 gennaio 1997
Per rispondere a tanta proterva ingenuità è bastato, al ”Corriere”, aggiungere due righe in corsivo in fondo alla lettera, telegrafiche e perfide anzichenò: ”Questa volta non abbiamo toccato una riga
Per rispondere a tanta proterva ingenuità è bastato, al ”Corriere”, aggiungere due righe in corsivo in fondo alla lettera, telegrafiche e perfide anzichenò: ”Questa volta non abbiamo toccato una riga. E si vede...”. Caso chiuso? Macché, ieri Celentano ha spedito una nuova lettera, scherzando sull’attitudine vendicativa dei giornalisti e chiedendo per oggi la pubblicazione in un’altra pagina. E infatti dalla 33esima è passato alla 35esima. Celentano è un artista, e agli artisti non si chiede, di solito, di possedere un impeccabile stile di scrittura. Chi fa i giornali sa bene che alcuni degli articoli firmati in prima pagina da registi o cantanti o ballerine sono manualmente stesi al computer da volonterosi ghost writers e poi firmati dagli interessati dopo un colloquio telefonico. Pratica detestabile epperò diffusa. Ma Celentano no. Lui gli articoli li compone - come le canzoni - in concettosa solitudine, salvo poi irritarsi se qualcuno si permette di ridistribuire le virgole secondo quanto consigliato dalla grammatica.