Adriano Celentano, Corriere della Sera, 29/01/1997 (pag. 13), 29 gennaio 1997
Come ripeto sono convinto che tu e i tuoi compagni siate innocenti. Ma indipendentemente da questo penso che l’era dei computer non sopporti un simile urto da parte di una ”giustizia” che per l’occasione, di giusto, pare esserle rimasto solo il nome
Come ripeto sono convinto che tu e i tuoi compagni siate innocenti. Ma indipendentemente da questo penso che l’era dei computer non sopporti un simile urto da parte di una ”giustizia” che per l’occasione, di giusto, pare esserle rimasto solo il nome. Ha un bel dire l’’Osservatore Romano” nel criticare il «frastuono mediatico» attorno a questa vicenda. Il frastuono, caro ”Romano”, corrisponde perfettamente all’incomprensione generale suscitata da questa sentenza assurda. Io non metterò le virgole nel posto giusto ma il risultato di tutta questa storia è così semplice che anche quelli meno ignoranti di me non la capiscono... a volte le cose troppo semplici sono incomprensibili: Marino afferma con precisione che «Sofri è il mandante dell’omicidio». Sofri, dal canto suo, afferma con altrettanta precisione che «non è vero». Basta. Queste sono le uniche due cose sulle quali si basa la sentenza. Come se non bastasse poi, uno dei giudici che li ha condannati sarebbe favorevole alla grazia. Me lo vuoi dire, tu che sei così ”Romano” e quasi niente ”Osservatore”, come si fa a non fare frastuono? Ci vorrebbe l’astuzia di re Salomone per capire chi dei due dice la verità. Ma re Salomone non c’è... E il presidente della Republica fa quello che può... probabilmente concede la grazia perché anche lui, come noi non ha capito... E forse anche perché lo vogliono i famigliari della vittima e ... Marino.