Gabriele Pantucci, Sette, 09/01/1997, 9 gennaio 1997
Follia? Lo abbiamo pensato anche noi, per un attimo, quando lo abbiamo sentito parlare per la prima volta dell’idea di trasferirsi a Kiev, in Ucraina, per preparare l’esperimento «con tranquillità, senza tutte le polemiche e la pubblicità che ci tireremmo addosso qui in America
Follia? Lo abbiamo pensato anche noi, per un attimo, quando lo abbiamo sentito parlare per la prima volta dell’idea di trasferirsi a Kiev, in Ucraina, per preparare l’esperimento «con tranquillità, senza tutte le polemiche e la pubblicità che ci tireremmo addosso qui in America. Sa, quando si parla di trapianti di testa la gente incomincia a pensare a Frankenstein...». E lui, invece, è tutt’altro che uno scienziato folle: laurea a Harvard, specializzazione a Boston, capo di un centro di neurochirurgia che non ha rivali negli Stati Uniti per il trattamento dei traumi (300 medici, migliaia di impiegati e macchinari per milioni di dollari in un palazzo di dodici piani), responsabile del primo esperimento riuscito di trapianto encefalico su animali (due babbuini, nel marzo 1970) e, soprattutto, membro dell’Accademia pontificia delle Scienze. Cioè del club esclusivo (un’ottantina di scienziati, un terzo dei quali premi Nobel, molti non cattolici) che ogni anno si riunisce sotto l’ala del Vaticano per discutere i grandi problemi della ricerca.