Gabriele Pantucci, Sette, 09/01/1997, 9 gennaio 1997
Ma lei quando ha iniziato a pensare al trapianto di cervello? «In pratica, dall’inizio della mia carriera
Ma lei quando ha iniziato a pensare al trapianto di cervello? «In pratica, dall’inizio della mia carriera. La questione mi si era proposta come un’operazione da effettuare su quadriplegici, cioè su persone paralizzate cui veniva meno il funzionamento di certi organi. L’interrogativo che mi posi fu: un paziente in questa situazione non ha diritto a un trapianto dell’intero corpo, come ne ha diritto chi ha bisogno del trapianto di cuore, o dei reni o dei polmoni?». La sua risposta, ovviamente, fu positiva... «Sì. Anche se già allora molti colleghi mi scoraggiarono. Ma per motivi tecnici, non etici. Mi dicevano: ” impossibile isolare il cervello senza distruggerlo”». Invece arrivò a quegli esperimenti sui babbuini. «Esatto. Per il primo trapianto la preparazione richiese mesi. In quel caso, inserimmo il cervello nel collo dell’animale».