Adriano Sofri, Panorama, 13/02/1997, 13 febbraio 1997
Il signor F. arriva nel cortile, in un abbigliamento inadeguato alla stagione e alla sua età - non è più giovane, infatti, e inclina alla pinguedine - si dirige verso il centro di quello spiazzo di cemento slabbrato, e vi si sdraia
Il signor F. arriva nel cortile, in un abbigliamento inadeguato alla stagione e alla sua età - non è più giovane, infatti, e inclina alla pinguedine - si dirige verso il centro di quello spiazzo di cemento slabbrato, e vi si sdraia. Resta a occhi aperti in quella incomoda posizione. Nessuno gli chiede conto di quella stranezza; e per la verità il luogo in cui mi trovo sembra avere una sua peculiare discrezione. Servendomi della mia qualità di Nuovo Aggiunto per giustificare la curiosità, che ho fortissima, ho saputo che il signor F. è argentino, e anzi patagonico di Rio Gallegos. Non solo andai a Rio Gallegos, ma vi noleggiai un piccolo aereo dal quale si scendeva in corsa per ancorarlo prima che il vento, che là soffia madornalmente, lo portasse via come un aquilone. Dunque ora io e il signor F. siamo amici. In verità quel suo giacere a pancia all’aria non ha niente di eccentrico. Il signor F. guarda il cielo. Dice che da quella posizione i muri di cinta, innegabilmente squallidi, incorniciano il paesaggio del cielo, così mobile del resto da affascinare il signor F. come un cinematografo. Il signor F. prende nota di tutto ciò che attraversa lo spazio della sua osservazione, e per esempio domenica 2 febbraio ha visto passare uno stormo di sette anatre selvatiche in bella formazione. Il signor F. era molto contento, negli ultimi giorni, della limpidezza azzurra del cielo, oltre che del tepore precocemente primaverile che accompagna le sue osservazioni. Egli è soprattutto esperto di nuvole, della direzione dei loro movimenti e delle mutevoli figure che assumono.