Marco Giovannini, Panorama, 13/02/1997, 13 febbraio 1997
Flynt 22 anni fa lanciò il mensile ”Hustler”, e fece della pornografia la sua crociata arrivando a sfidare il perbenismo addirittura nella Corte suprema e diventando il più sorprendente, e per molti imbarazzante, difensore del Primo emendamento della costituzione americana, quello sulle libertà individuali, stampa compresa
Flynt 22 anni fa lanciò il mensile ”Hustler”, e fece della pornografia la sua crociata arrivando a sfidare il perbenismo addirittura nella Corte suprema e diventando il più sorprendente, e per molti imbarazzante, difensore del Primo emendamento della costituzione americana, quello sulle libertà individuali, stampa compresa. Oggi, quel «sudicio imperatore di carta», un tipo che non è andato oltre le scuole elementari ma che la sociologa Laura Kipnisk ha paragonato a un moderno Rabelais, viene scaricato ogni mattina da una limousine lunga 15 metri nel garage del suo edificio di dieci piani nel centro di Beverly Hills. Con lui ci sono sempre anche una guardia del corpo e una nurse. Da 18 anni è inchiodato su una sedia a rotelle, sia pure d’oro, da 120 milioni. Un cecchino lo ha impallinato per difendere i valori della morale pubblica e di una maggioranza per niente silenziosa, ma rumorosa come le pallottole calibro 44 che gli hanno sforacchiato la colonna vertebrale. A far saltare la mosca al naso di Joseph Paul Franklin, il suo «giustiziere», era stato un servizio di ”Hustler” in cui una biondona dalla pelle lattea se la godeva con un nero: «Non potevo certo sopportare tanto marciume».