Felice Modica, Il Giornale, 06/02/1997, 6 febbraio 1997
Chi ammetterebbe, oggi, di odiare la natura? Parve una provocazione, quando Manlio Sgalambro scrisse che essa vive delle sue morti e delle sue carneficine: inutile perciò proteggerla, come tenta di fare il piccolo ecologo col suo destino da pulce, «impossibile, nella forza elementare e proterva che la caratterizza, scalfirla d’un’unghia»
Chi ammetterebbe, oggi, di odiare la natura? Parve una provocazione, quando Manlio Sgalambro scrisse che essa vive delle sue morti e delle sue carneficine: inutile perciò proteggerla, come tenta di fare il piccolo ecologo col suo destino da pulce, «impossibile, nella forza elementare e proterva che la caratterizza, scalfirla d’un’unghia».