Mario Deaglio, La Stampa, 07/02/1997, 7 febbraio 1997
Occorre dire con tutta franchezza che la politica economica del governo Kohl è stata nell’ultimo anno semplicemente disastrosa
Occorre dire con tutta franchezza che la politica economica del governo Kohl è stata nell’ultimo anno semplicemente disastrosa. La crescita per il 1996, inizialmente prevista attorno al 3 per cento, ha superato di poco l’1 per cento. A questo quadro non certo confortante si aggiungono le cifre, rese note ieri, che mostrano un tasso di disoccupazione salito ai livelli del 1933: un tedesco su otto che cerca lavoro non lo trova, mentre l’integrazione economica delle province orientali non è ancora riuscita e i conti pubblici peggiorano. Sono mesi che il ministro dell’Economia Waigel annuncia tagli alle spese che garantiranno la «sicura» riduzione del deficit pubblico e sono mesi che i rattoppi non tengono e il buco fiscale non si riduce nonostante gravi sacrifici. La Germania pare come ipnotizzata dalle cifre sull’inflazione, che rimane sempre bassissima, e sorda invece al crescere dello scontento sociale. Una Germania di questo tipo fa paura perché evoca i fantasmi del passato molto più di quanto non facciano i naziskin perché incapace di esercitare una vera leadership europea, come le competerebbe dato il suo peso economico. Il suo stesso, ossessivo, desiderio di stabilità rischia di tradursi in pura e semplice miopia e porta a una stasi di strategie che si riverbera su tutto il continente. A questi non brillanti risultati generali si aggiungono le condizioni difficili di molte grandi imprese tedesche, costrette a spostare impianti all’estero dal peso gravoso della tassazione in patria e inchiodate a risultati non proprio brillanti da strategie antiaquate.