Lionello Massobrio, Diario 12/02/1997, 12 febbraio 1997
Alle mamme, ai papà, agli zii cinesi arrivano una quantità di foto di nozze in cui il figlio o la figlia, il nipote o la nipote documentano il loro matrimonio in Italia, con tanto di Cadillac o Ferrari, smoking nero e papillon per lui, abito bianco per lei (e non importa se laggiù il bianco è il colore del lutto)
Alle mamme, ai papà, agli zii cinesi arrivano una quantità di foto di nozze in cui il figlio o la figlia, il nipote o la nipote documentano il loro matrimonio in Italia, con tanto di Cadillac o Ferrari, smoking nero e papillon per lui, abito bianco per lei (e non importa se laggiù il bianco è il colore del lutto). In Cina i parenti gioiscono, ma di tutta la faccenda sono vere solo le foto, mentre il resto è una messa in scena organizzata per consolare i cari lontani. Come potrebbero sposarsi in chiesa o in comune i cinesi immigrati da noi, se sono clandestini? Organizza tutto il fotografo toscano Renzo Ferretti, compreso lo scambio delle fedi, il bacio, l’abbraccio e il giro turistico tra i monumenti della città prescelta. Infine, sempre a cura di Ferretti, c’è il banchetto di nozze, con tanto di invitati, di comparse cinesi fornite dal medesimo fotografo. Il pranzo rispetta i costumi originari (con primi piani dei piatti): ostriche, aragosta in salsa di miele, cozze e tartufi in guazzetto, spaghetti di soia alle erbe, orata e gamberoni grigliati, gnocchi di riso farciti di cioccolata, anatra in brodo con ravioli di carne, zuppa di funghi, mandarini nani. Alla fine la prova delle uova: due, sode e sgusciate, poste su un piattino. Lui e lei, tenendo le mani dietro la schiena, devono farne un sol boccone.