Massimo Fini, Il Tempo, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
Enrico Galmozzi ha 45 anni. un uomo di media statura, robusto; con una fisicità che, forse anche per i suoi precedenti, incute un certo rispetto
Enrico Galmozzi ha 45 anni. un uomo di media statura, robusto; con una fisicità che, forse anche per i suoi precedenti, incute un certo rispetto. Dopo un’esperienza in Lotta Continua, Galmozzi è stato, con Sergio Segio uno dei fondatori di Prima Linea, il più agguerrito gruppo terroristico degli anni ’70 dopo le Brigate Rosse. Condannato a 22 anni e mezzo per gli assassinii del missino Pedenovi e di un brigadiere della Digos ne ha scontati dieci più tre di semilibertà. In carcere si è laureato in sociologia («Ho preso il mio bravo 110», dice. «Se il programma prevedeva quattro libri io ne portavo otto, avevo tempo») e quando è uscito si è rifatto una vita. Sposato con una ex terrorista, sua compagna da sempre, ha due figli ed è direttore commerciale di una piccola azienda a conduzione familiare. Ma non ha lasciato del tutto l’impegno politico anche se è passato a tutt’altra sponda: da qualche anno si è infatti avvicinato («soprattutto per motivi culturali» sottolinea) al gruppo di estrema destra che si riunisce intorno alla rivista Orion che si definisce nazionalcomunista. Oggi quindi può raccontare da un’angolatura molto particolare quegli ”anni di piombo” tornati alla ribalta con la condanna di Adriano Sofri e che lui visse tutti dall’interno.