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 1997  febbraio 12 Mercoledì calendario

Eppure a me Marco Boato, di tutti quelli che sono scesi in campo a difesa di Sofri, mi pare uno dei pochi sinceri

Eppure a me Marco Boato, di tutti quelli che sono scesi in campo a difesa di Sofri, mi pare uno dei pochi sinceri. Mi ricordo che negli anni caldi, quando poteva apparire una bestemmia, mi disse arrossendo: «Pensa che io sono quasi... contro la violenza». «Può essere. Boato era talmente cretino che poteva anche non essersi accorto di nulla. Solo uno scemo come lui poteva non vedere certi movimenti, gente che andava, gente che veniva, le molotov, eccetera. Però alla fin fine Lotta Continua aveva come inno ” l’ora del fucile” e quindi anche chi stava nel movimento con un’altra dimensione non può fare troppo l’anima bella». L’unica giustificazione che potevano avere questi qui, ma non so nemmeno se è una giustificazione o un’aggravante, è che gli intellettuali – di questo me ne sono reso conto in seguito – spesso non hanno chiaro il nesso fra l’evocazione nominalistica, letteraria della parola insurrezione e il passaggio immediatamente conseguente per moltissimi militanti, metti il mio caso, che, evocato il termine insurrezione, pensavano di prepararla concretamente. Forse non recepivano che l’insurrezione era quella cosa lì: sangue, ammazzamenti, violenza, terrore. Forse pensavano che fosse una metafora. Forse giocavano con le parole. Forse credevano che nessuno sarebbe mai venuto a vedere il bluff» (Enrico Gilmozzi a Massimo Fini)