Massimo Fini, Il Tempo, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
Chi? «Beh, c’era Niccolò Amato. Ma anche i magistrati. Devo dire che i magistrati che più ci avevano perseguito sono quelli che ci sono stati poi più vicini: Spataro, Caselli, anche Di Pietro che a Bergamo ci aiutava, ci dava una mano
Chi? «Beh, c’era Niccolò Amato. Ma anche i magistrati. Devo dire che i magistrati che più ci avevano perseguito sono quelli che ci sono stati poi più vicini: Spataro, Caselli, anche Di Pietro che a Bergamo ci aiutava, ci dava una mano. La mia vita in carcere cambiò, passai alle ”aree omogenee”. L’altra faccia della medaglia però è che perdi il senso. Da irriducibile sai perché sei lì, dopo non lo sai più. Ti chiedi: cosa ci sto a fare? Perché sono qua? Cosa faccio? Ti devi inventare qualcosa. Così ciascuno di noi ha seguito le proprie inclinazioni. Moltissimi si sono riciclati nell’informatica, che allora era abbastanza agli inizi, spesso con buon successo. E io mi sono iscritto all’università e mi sono laureato. Praticamente ho passato gli ultimi anni studiando come un forsennato». (Enrico Gilmozzi a Massimo Fini)