Giampaolo Pansa, L’Espresso, 20/02/1997, 20 febbraio 1997
Devo confessare che il personaggio di Gad Lerner mi è sempre piaciuto poco. Ho con lui delle vecchie ruggini, di quando faceva il giornalista a ”Lotta Continua” e io il giornalista borghese, servo di padroni che poi anche Lerner è andato a servire, addirittura nel cuore del padronato, il quotidiano della Fiat
Devo confessare che il personaggio di Gad Lerner mi è sempre piaciuto poco. Ho con lui delle vecchie ruggini, di quando faceva il giornalista a ”Lotta Continua” e io il giornalista borghese, servo di padroni che poi anche Lerner è andato a servire, addirittura nel cuore del padronato, il quotidiano della Fiat. Però il Lerner che oggi fa ”Pinocchio” sulla Rete Uno della Rai spesso mi piace. Ogni tanto toppa, come nella trasmissione da Montenero di Bisaccia destinata a sbertucciare Antonio Di Pietro. Ma spesso sa mettere il dito nella piaga e allora, con nevrotica semplicità, ti spalanca davanti agli occhi le nostre tragedie nazionali, prima fra tutte il dramma dei giovani senza lavoro. Lo aveva già fatto molto bene nella puntata da Ostia, lo ha rifatto ancora meglio martedì 11 febbraio da una delle capitali del disastro meridionale, Catania.