Michele Serra, L’Unit, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
Bravissimo quel prete che invita le mogli dei mafiosi ad abbandonarli. Non so se si rende conto, però, del danno irreversibile che il suo consiglio, se accolto, arrecherebbe non solo alla mafia, ma all’intero sistema familista, che sull’acquiescenza delle donne si regge da secoli
Bravissimo quel prete che invita le mogli dei mafiosi ad abbandonarli. Non so se si rende conto, però, del danno irreversibile che il suo consiglio, se accolto, arrecherebbe non solo alla mafia, ma all’intero sistema familista, che sull’acquiescenza delle donne si regge da secoli. L’altro giorno sentivo in tivù una madre meridionale di mezza età parlare dei due figli maschi. Si vantava che non sapessero farsi neppure un caffé, pur essendo uomini fatti, perché ci pensava lei. Si intuiva che, oltre il caffé, i due maturi babbei non sapessero fare nulla, se non attendere che un caso fortunato (per loro) li portasse via da mammà e dalla sua castrante protezione. Non si capiva chi fosse, in quel rapporto malato, la vittima e chi il carnefice. Se il maschio (marito, figlio) protetto e coccolato a prescindere da ogni merito o demerito, o quella madre gratificata solo dalla tragica eternità del suo ruolo. Che persone, che cittadini e che cittadine possono crescere in quei buchi soffocanti, dove la candeggina provvede a tenere lontana, oltre allo sporco, anche la responsabilità di vivere? Torna in mente il vecchio Gaber: «La strada è l’unica salvezza».