Enrico Franceschini, La Repubblica, 14/02/1997, 14 febbraio 1997
La Mercedes, o qualunque altra cosa: anche una pistola col silenziatore da killer professionista, un’occasione a 500 dollari, 800 mila lire
La Mercedes, o qualunque altra cosa: anche una pistola col silenziatore da killer professionista, un’occasione a 500 dollari, 800 mila lire. Non c’è problema. Perché ora, finita la guerra (con la sconfitta dell’Armata Russa), archiviate le elezioni (con l’elezione a presidente di Aslan Maskhadov, ex-capo supremo delle forze guerrigliere), confermata l’indipendenza (anche se la Russia fa finta di non vederlo), la Cecenia si appresta a ridiventare quel che è già stata per tre anni, tra il ’91 e il ’94, nel periodo di pace fra l’autoproclamazione della sua sovranità e l’invasione ordinata da Eltsin: il più grande, più vario, più ricco duty-free del Caucaso, se non del mondo intero. «In quei tre anni, qui da noi potevi acquistare di tutto, a prezzi imbattibili», dice il commerciante del bazar di Grozny che vorrebbe vendermi la Mercedes. «Importavamo merci dall’Europa, dalla Turchia, dal Medio Oriente, dall’Asia. Senza tasse, dazi, dogana: un buon affare per noi importatori, un buon affare per chi comprava le nostre merci, un buon affare per tutta la Cecenia. E non solo per la Cecenia: da tutte le regioni confinanti, da tutta la Russia meridionale e da tutto il Caucaso, la gente veniva qui a fare acquisti, ”shopping”, come dite voi in Occidente».