Enrico Franceschini, La Repubblica, 14/02/1997, 14 febbraio 1997
Secondo un’indagine del Servizio Federale di Sicurezza, l’ex-Kgb, tra il ’91 e il ’94 sono arrivati in Cecenia 150 voli non autorizzati al mese
Secondo un’indagine del Servizio Federale di Sicurezza, l’ex-Kgb, tra il ’91 e il ’94 sono arrivati in Cecenia 150 voli non autorizzati al mese. Abbigliamento, generi alimentari, arredamento, elettronica, ma anche, sostiene Mosca, armi e narcotici. Adesso che l’autorizzazione di Mosca non è più necessaria neppure formalmente, perché in Cecenia non è rimasto un singolo soldato, poliziotto, funzionario russo, il traffico aereo potrebbe diventare ancora più intenso. «Se conosci qualcuno interessato al progetto, organizziamo un volo diretto Roma-Grozny in un batter d’occhio» dice il commerciante. «Il direttore dell’aeroporto» spiega «è il mio migliore amico. Non c’è problema». Che i ceceni, e in generale i popoli del Caucaso, siano abili mercanti, è cosa nota da un pezzo. In era sovietica, Tbilisi, capitale della vicina Georgia, aveva un tenore di vita nettamente superiore al resto dell’Urss, grazie a un’economia sommersa, a un mercato nero, senza confronti in nessun’ altra parte del paese. Un’attività clandestina, illegale, che era il motore delle mafie caucasiche installate a Mosca: georgiani, armeni, azeri, e via via tutti i piccoli popoli del Caucaso, ceceni in testa.