Enrico Franceschini, La Repubblica, 14/02/1997, 14 febbraio 1997
Le accuse del Cremlino, secondo cui nei tre anni di indipendenza di fatto, prima dell’invasione russa, la Cecenia era uno stato criminale, un crocicchio di affari illeciti, un paradiso per il riciclaggio del denaro sporco, non erano lontane dalla verità
Le accuse del Cremlino, secondo cui nei tre anni di indipendenza di fatto, prima dell’invasione russa, la Cecenia era uno stato criminale, un crocicchio di affari illeciti, un paradiso per il riciclaggio del denaro sporco, non erano lontane dalla verità. Ma fa lo stesso una certa impressione scoprire che dopo due anni di guerra, di massacri, di morti (50 mila solo tra la popolazione civile), di profughi (400 mila fuggiti dalle macerie, quasi metà della popolazione), di spaventosi danni materiali (150 miliardi di dollari è la somma considerata necessaria per ricostruire il paese), il duty-free ceceno ha già riaperto i battenti. Al grande bazar nel centro di Grozny puoi acquistare schiuma da barba Gillette, sapone Palmolive, profumi francesi, jeans Levi’s, bambole Barbie, false borsette firmate Versace o Valentino, false Lacoste, giubbotti, presumibilmente autentici, con gli stemmi delle maggiori squadre di basket dell’Nba o di football americano, televisori Sony, impianti stereo, videoregistratori, autoradio, cassette, Cd e videocassette ”pirata” con i più recenti successi della discografia e della cinematografia mondiali, oltre, naturalmente, a un arsenale di armi esposte tranquillamente sulle bancarelle: fucili a canne mozze, kalashnikov, fucili a pompa, pistole, coltelli da marines.