Enrico Franceschini, La Repubblica, 14/02/1997, 14 febbraio 1997
Eppure, in mezzo alle rovine, commercio, affari e denaro sono già tornati nelle vie di Grozny. Nessuno ha un lavoro normale, nessuno riceve un normale salario, nessuno firma ricevute, nessuno paga dazi o tasse, e il gran bazar del Caucaso promette di crescere vigorosamente ogni giorno che passa
Eppure, in mezzo alle rovine, commercio, affari e denaro sono già tornati nelle vie di Grozny. Nessuno ha un lavoro normale, nessuno riceve un normale salario, nessuno firma ricevute, nessuno paga dazi o tasse, e il gran bazar del Caucaso promette di crescere vigorosamente ogni giorno che passa. Il primo impegno del neopresidente Maskhadov è stato di stroncare la criminalità, riportare l’ordine nel paese: ma si riferiva al crimine più efferato, i sequestri di persona, le bande di ex-guerriglieri che, come capita in tutte le guerre, non hanno voglia di posare il fucile e continuano a usarlo per scopi di lucro privati. Nessuno a Grozny pensa seriamente che il ”mercato nero” stia per scomparire. Comunque vadano le cose nei rapporti con la Russia, comunque proseguano le trattative con Mosca sull’indipendenza, è molto probabile che per anni o decenni la Cecenia somiglierà alla Beirut del dopo guerra civile. Uno sterminato bazar. Il più grande duty-free del Caucaso. Dove entra di tutto e puoi comprare di tutto a prezzi imbattibili. Anche una Mercedes 600. «Non c’è problema», come dice il mio amico commerciante.