Stenio Solinas, Il Giornale, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
In questa passione un po’ infantile e un po’ grottesca, pur se temperata dall’autoironia, per l’aristocrazia e per il camuffamento, nell’ apparire quello che non si è e nell’essere quello che si vuole, nell’insolenza prodigiosa, tipica della giovinezza, biologica e/o mentale, che fa e disfa se stessa per inventarsi e per inventare continuamente, c’è tutto Chatwin uomo e scrittore
In questa passione un po’ infantile e un po’ grottesca, pur se temperata dall’autoironia, per l’aristocrazia e per il camuffamento, nell’ apparire quello che non si è e nell’essere quello che si vuole, nell’insolenza prodigiosa, tipica della giovinezza, biologica e/o mentale, che fa e disfa se stessa per inventarsi e per inventare continuamente, c’è tutto Chatwin uomo e scrittore. Susannah Clapp, cui si deve questo libro di analisi critica, testimonianze e pettegolezzi, With Chatwin. Portrait of a Writer (Jonathan Cape editore), ricorda come fosse impossibile pensare a lui come a un uomo maturo. «A 45 anni, ne dimostrava dieci di meno. E però, sedendogli vicino per un tè da Fortnum & Mason, ecco, inaspettata, una piccola rete di rughe disegnarsi dietro il suo sorriso. E ti veniva da pensare a Dorian Gray». Morì che non era nemmeno cinquantenne. Per il rito funebre, celebrato nella cattedrale greca di Santa Sofia a Londra, fu scelto per le letture il barbuto attore Peter Eyre. Questi arrivò in chiesa direttamente dall’Old Vic, dove stava provando Re Lear di Shakespeare. Indossava pantaloni da tuta neri, giacca e maglietta dello stesso colore: lo scambiarono per un pope e gli chiesero come si poteva passare dalla chiesa cattolica a quella ortodossa.