Stenio Solinas, Il Giornale, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
«Ogni avventuriero nasce da un mitomane», sosteneva Malraux. Nel suo piccolo, Chatwin avrebbe sottoscritto
«Ogni avventuriero nasce da un mitomane», sosteneva Malraux. Nel suo piccolo, Chatwin avrebbe sottoscritto. Tutta la sua vita l’ha passata fuggendo da quello che era per cercare di essere qualcos’altro: imbrogliando le carte, aggiustando quello che gli sembrava storto, ritoccando quello che non lo soddisfaceva. Viaggiatore d’eccezione in un’epoca, la nostra, che sembrava chiusa all’epica delle scoperte e delle differenze, ci ha lasciato l’immagine di un solitario ascetico, insofferente dei lussi, a proprio agio nei disagi. Non era vero niente. Elisabeth Chatwin, la moglie, ha raccontato di come si spostassero con portatori, bagagli, grandi tende e buoni libri da leggere. Lo scrittore australiano Murray Basil che fu con lui in India, disse che era «come viaggiare con Greta Garbo» per l’incredibile numero di valigie che si portava dietro. Di notte non rinunciava mai ai pigiami di seta e quanto al mangiare al sacco: «Una scatoletta di sardine e mezza bottiglia di Krug mi bastano». Quando si dice l’understatement...