Stenio Solinas, Il Giornale, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
E però non era nemmeno tutto falso, perché rimaneva intatta la capacità, quando era necessario, a sacrificarsi, a non confondere il comfort con l’obiettivo prefissato, a non restare paralizzato in caso di contrattempi, a non barattare il fine per il mezzo
E però non era nemmeno tutto falso, perché rimaneva intatta la capacità, quando era necessario, a sacrificarsi, a non confondere il comfort con l’obiettivo prefissato, a non restare paralizzato in caso di contrattempi, a non barattare il fine per il mezzo. Anche il nomadismo, di cui è stato cantore ed esaltatore (Le vie dei canti, il volume sugli aborigeni australiani, è in tal senso il più significativo), a un esame più attento mostra qualche crepa. «Per essere un nomade spende un sacco di tempo nello stesso posto», diceva ironicamente Teddy Millington Drake, che con Chatwin divise letto e casa in Italia e in Grecia. Eppure pochi come lui hanno incarnato alla perfezione questa sindrome da irrequietezza.