Stenio Solinas, Il Giornale, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
Nato durante la guerra, cresciuto nel clima della ricostruzione, maggiorenne ai tempi della swinging London, con i miti e i riti della sua generazione ebbe poco a che spartire
Nato durante la guerra, cresciuto nel clima della ricostruzione, maggiorenne ai tempi della swinging London, con i miti e i riti della sua generazione ebbe poco a che spartire. Nell’epoca del rock rimase fermo alle canzoni di Nöel Coward, il geniale commediografo dei ruggenti anni Venti, cantore e fustigatore dell’upper class britannica: conosceva a memoria i musical americani degli anni Trenta, ma ignorava i beniamini televisivi del momento. A scuola disdegnava rugby e cricket e affinava il suo gusto per il collezionismo. La sua stanza al college aveva una carta da parati bianca e verde pastello, mobili antichi inglesi e piccoli capolavori dell’arte italiana. Durante le visite guidate per i genitori, i portieri del Marlbourough la facevano vedere con orgoglio. «Il nuovo non mi impressiona», confessò anni dopo a Michel Ignatieff, che lo intervistava per la rivista ”Granta”. «I progressi in letteratura mi sembrano finire tutti in un cul de sac».