Stenio Solinas, Il Giornale, 12/02/1997, 12 febbraio 1997
Nello spartiacque sottile che separa il reale dall’immaginario, Chatwin si accomodò con assoluta naturalezza, nelle piccole come nelle grandi cose
Nello spartiacque sottile che separa il reale dall’immaginario, Chatwin si accomodò con assoluta naturalezza, nelle piccole come nelle grandi cose. In Patagonia, uno dei suoi libri più belli, racconta, fra l’altro la storia di Butch Cassidy, il celebre fuorilegge le cui tracce si persero in Argentina. Nicholas Rankin, che sul bandito stava scrivendo una biografia, telefonò a casa di Bruce per uno scambio di informazioni. All’apparecchio una voce rispose che Mister Chatwin non era in casa. « a proposito di Butch Cassidy che chiamo», insistette Rankin. «Butch Cassidy? Perché, è in città», fu la risposta. Ospite in Toscana nella dimora medievale di Gregor von Rezzori, gli fu data la torre di segnalazione vicino al corpus principale della casa affinché lavorasse al suo romanzo Sulla collina nera in perfetta tranquillità. La domestica dei von Rezzori andò dai suoi padroni: «Quanta gente c’è nella torre?», chiese. «Solo il signor Chatwin»... «Ma io sento parlare un sacco di persone, uomini, donne, bambini...». Stava provando ad alta voce l’effetto di una scena di massa del suo romanzo.